Purtroppo non ho molto tempo di curare i miei blog e qualcuno potrebbe argomentare che potevo benissimo fare dell’altro, ma il malaccorto plagio di Vittorio Sgarbi in danno alla signora Mina Bacci, che nel lontano 1964 scrisse una elegante prefazione su Botticelli, mi ha divertito e sensibilizzato sulla diversa attitudine che gli amici dimostrano nei confronti degli… amici! Da destra o da sinistra poco conta. Parlo del quotidiano “Il Giornale” che io leggo sin da quando il grande Indro lo fondò e non l’ho mai tradito, in quanto ritengo che l’impronta asciutta e scanzonata originaria sia rimasta. L’argomento è l’assedio “giornalistico” al caso più eclatante di sprovvedutezza nel “grattare il fondo del barile” della letteratura italiana, il professor Umberto Galimberti, reo di aver utilizzato i magici mezzi dell’informatica moderna per arricchire senza faticare un suo prolisso saggio. Questa persecuzione, decisamente godibile da parte del “Il giornale”, assume una nuova luce dopo il fattaccio di Vittorio Sgarbi che è persino riuscito a convincere (quasi…) tutta la gente che conta, di essere stato vittima dell’amore della madre, che travolta dall’affetto per il brillante ma incompreso e sovraccaricato figlio di messianici doveri, avrebbe compiuto l’innocente errore di propinare al popolo (bue?) una pappa bella e pronta di un’altra “mamma” spacciandola per propria. Accusare la mamma… che finezza!
Che avrebbe copiato a mano, oppure scansito lo scritto e convertito con un programma “ocr”, oppure scaricato da Emule, oppure demandato ai collaboratori, oppure… Comunque…
Che qualcuno ci provi ad appropriarsi dei frutti del lavoro altrui è una normalità planetaria, visto che ormai vale il motto “ è tutto tuo ciò che il legittimo proprietario non riesce a reclamare in opportuna sede (il tribunale…)”! Ciò che invece mi intriga è il comportamento de “Il giornale” che dopo aver “disossato” il povero Galimberti, ha bellamente graziato Sgarbi e continuato a pubblicare le sue dottezze senza questionare un po’, almeno per “estetica”. Una connivenza etica oppure clemenza con un prezioso produttore di folcrore mediatico?
Dopotutto Sgarbi Vittorio è stato soltanto sfortunato! Chi poteva pensare che qualcuno avrebbe notato una somiglianza con un testo di 45 anni fa? La stessa possibilità che una foglia portata dal vento da Milano finisse nel “calice” papale a Roma… Da qui a graziarlo però ce ne passa e questo è un altro segno di quella inibizione al rinnovamento che patisce la società italiana, dove la monumentalizzazione di ruoli e personaggi assume un rilievo amaro… sporcato da strane connivenze da togliere il fiato all’ottimismo! Tutti rimangono al loro posto, anche quando gli insulsi contenuti sono palesi… e l’erba nuova non può crescere!
Being servants of Silvio Berlusconi? Why not!
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As mister Travaglio and emulator insist, quite a lot Italian would be
servants
of Silvio! I desire to put "my dots on the ì" on the fact to be servant of
s...
1 mese fa







