Laureati in cosa?

Ogni qualvolta ho l’occasione di ascoltare degli studenti “dialogare”, mi viene la sensazione di essere nelle vicinanze di individui “cazzocazzo” e “minchiaminchia”! La crudezza della descrizione non è esagerata purtroppo. Ho finanche constatato una presenza di tali neologismi ogni due parole proferite, inclusi articoli e congiuntivi. La domanda che sorge spontanea è: che tipo di qualità introspettiva possono avere costruito dei laureati o universitari in genere, quando non riescono a formulare in ambito conviviale (immagino che negli esami cerchino di reprimere…) un concetto anche semplice, senza disseminarne la “descrizione” con vocaboli intrisi di emotività protestante o lamentosa? Questi termini contengono un irreprimibile impulso interiore di disagio e lamentela. Una sorta di peto psichico che quando percepito va espulso.
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La risposta che mi viene suggerita dagli eventi di questi giorni, ove vengono pesantemente strumentalizzati dei bambini sottoponendoli ad un effettivo plagio ideologico, con il beneplacito apparente di troppi adulti tra cui politici e magistrati! Un fatto gravissimo poiché sono quelle autorità che potrebbero e dovrebbero impedirlo. Invece basta osservare le immagini in ogni telegiornale per capire che i “pifferai” che rabboniscono gli studenti sono sempre gli stessi, che ad ogni occasione “politica” si presentano davanti a scuole e aziende organizzando le proteste di strada. “Professionisti” che hanno libero accesso nelle scuole e intimidiscono gli studenti con degli espliciti o taciti: “se non partecipi o forzi il picchettaggio dovrai poi guardarti le spalle!” La qual cosa implica la fine della serenità di studio.
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Seguo spesso le discussioni radiofoniche come “la zanzara” di Giuseppe Cruciani e l’analoga di Aldo Forbice (zapping) constatando come nelle scuole italiane non vi sia più alcuna autorità gestionale e di fatto comandano docenti politicizzati, che si impongono per qualsiasi scelta con l’ausilio di studenti compiacenti. “Ormai non contiamo più nulla!” è il comune denominatore di tanti interventi di presidi e rettori.

Veniamo al danno più eclatante!
Nella psicologia dei giovanissimi studenti avviene la nascita della vocazione alla protesta sociale, che consegue poi per traslazione ed emulazione concettuale, alla protesta e lamentosità in ogni ambito relazionale a cominciare dalla famiglia, ove nell’arco di qualche mese i genitori si ritrovano per figli della persone così differenti con i quali la relazione diviene un percorso di guerra.
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Le grandi tragedie familiari che hanno come protagonisti degli adolescenti, sono da ricollegare a questo malvagio meccanismo che si avvia dalla scuola!
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Nell’apprendimento gli effetti saranno parimenti disastrosi. Nella costante tensione di vivere in un contesto sociale oppressivo e ingiusto, troveranno enormi difficoltà nell’interiorizzare la conoscenza e si concentreranno soprattutto nel memorizzare, coadiuvandosi con gli espedienti informatici. Le aziende ove cercheranno lavoro, si troveranno così ad avere a che fare con persone da “riqualificare” integralmente, prima ancora di avere svolto un compito importante.

Ci suggerisce qualcosa la presenza sempre più notevole negli ospedali, di laureati o formati provenienti dall'est europeo?
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La recentissima esternazione "ostile" del senatore a vita ed ex presidente Francesco Cossiga, mostra che il mondo adulto trattiene una "cattiva" insofferenza verso le rivendicazioni studentesche e tutti ci auguriamo che i timori sociali della gente che "veramente" lavora e sostiene la nazione, divengano infondati.
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Ho vissuto per parecchi anni in Germania e non ricordo di aver incontrato un giovane con sittanta indisciplina intellettuale o impulsività psicoreattiva, come palesemente traspare nei giovani italiani. A prescindere dalla bontà della riforma Gelmini, in questi giorni si combatte una battaglia tra uno scopo qualitativo e uno scopo “caritas” della scuola pubblica.
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Se questa battaglia verrà persa, vi sarà una fuga verso le università estere e troppe università pubbliche italiane diverranno degli enormi ricettacoli da bivacco, ove si discuterà esclusivamente di una società senza riscatto, trascurando indefessamente che questo riscatto viene costantemente negato con il proprio erosivo e disgregativo contributo al moto sociale.
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Per il sottile placido dei sostenitori di una psicologia sociale peculiarmente “cazzocazzo” e “minchiaminchia”!